Conversazioni Dantesche

Conversazioni Dantesche
Martedì 27 ottobre 2020 alle ore 17.30 in diretta Facebook e Youtube, il Teatro dell’Argine partecipa a Conversazioni Dantesche, evento a cura del Centro Relazioni Culturali del Comune di Ravenna e Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna.

Nicola Bonazzi dialoga con Pier Mario Vescovo: il contagio come elemento disgregante della società, ma anche come risorsa in grado di liberare energie rigeneranti. Da Sofocle ad Artaud (e ovviamente da Boccaccio a Manzoni), l’epidemia rappresenta un innesco drammaturgico e narrativo straordinario, soprattutto per la sua valenza simbolica. Ne ragioneranno insieme due studiosi di letteratura, di cui uno è anche drammaturgo e l’altro grande esperto di questioni teatrali.

Da martedì 13 ottobre a martedì 27 ottobre 2020 l’edizione 2020 di Conversazioni Dantesche dal titolo «L’aere sì pien di malizia» Contagio e contaminazione fra biologia e cultura analizza come la diffusione mondiale del COVID-19 annia riportato improvvisamente le nostre società globalmente unificate dalla tecnologia e dal mercato in condizioni psicologiche paragonabili a quelle che il pianeta non aveva forse più conosciuto dopo la grande crisi dell’influenza “spagnola”, un secolo fa. La relativa fragilità dei nostri presidî sanitari e delle nostre agenzie terapeutiche, e la precarietà delle nostre difese culturali e dei meccanismi politico-decisionali, fanno emergere in maniera clamorosa la persistente centralità delle nozioni di contagio e contaminazione come fattori cruciali dell’evoluzione biologica e, al tempo stesso, come vettori simbolici attraverso i quali le relazioni sociali vengono rappresentate e rinegoziate, specie nei momenti di crisi. Forse mai come ora è opportuno prendere le distanze dalle emozioni negative che il concetto di virus porta con sé e, partendo dalla biologia per approdare alla letteratura attraverso i territori dell’antropologia e della storia, accogliere la sfida lanciata più di vent’anni fa da Dan Sperber – sfida che la comunicazione digitale sembra avvalorare – a pensare la cultura come fenomeno epidemiologico ossia come effetto cumulativo della propagazione su vasta scala delle idee tramite il dispositivo del contagio, e non attraverso le tradizionali spiegazioni dei macrofenomeni con altri macrofenomeni. Le nostre reazioni al virus, allora, possono determinare non soltanto i modi in cui esso si propaga e si combatte, ma riflettono, come in un gioco di specchi, la natura virale con cui le idee, buone o cattive che siano, tendono a riprodursi e a diffondersi. La posta in gioco del futuro delle specie esige ormai di tenere insieme e di far emergere i fili intrecciati che legano da sempre biologia e cultura.
 
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